Il Demanio dal 2007 ha aumentato in modo spropositato i canoni d’affitto. A Rimini sono circa 15 i locali di proprietà dello Stato e i gestori devono al Demanio un canone elevato.
Il Demanio dal 2007 ha aumentato in modo spropositato i canoni d’affitto. A Rimini sono circa 15 i locali di proprietà dello Stato e i gestori devono al Demanio un canone elevato.
Prima del 2007 il Demanio chiedeva ai gestori dei locali di sua proprietà un canone di circa 10 o 20 volte più basso rispetto a quello che chiede oggi. L’aumento dei canoni d’affitto è stato deciso durante il governo Prodi con la finanziaria 2007, la quale stabiliva che i canoni demaniali, troppo bassi rispetto al mercato privato, andavano aumentati ed equiparati agli altri affitti. Ad esempio coloro che prima del nuovo decreto versavano appena 2 mila euro al Demanio, dal 2007 versano ben 90 mila euro. Le cose non vanno meglio agli altri locali, che hanno visto aumentare il loro canone fino a raggiungere la soglia dei 150 mila euro. A Rimini sono circa 15 i locali che si trovano in questa situazione e sostenuti dal Consorzio del Porto e da Cna, hanno presentato subito ricorso. Purtroppo il Tar ha respinto il ricorso, spiegando che la questione in corso non è di loro competenza. Gli stangati riminesi non si sono dati per vinti e hanno presentato un nuovo ricorso, con allegata la richiesta di sospensione del canone, ai giudici del tribunale di Rimini.
Nonostante la battaglia legale in corso il Demanio continua a chiedere il canone con il rispettivo aumento e gli arretrati. Se il Demanio non asseconda i gestori dei locali, molti di loro saranno costretti a chiudere perché dovranno versare al Demanio, arretrati compresi, oltre 400 mila euro.
Per cercare di sbloccare la situazione il Consorzio del Porto ha indetto un’assemblea urgente per domani, spiegando che una speranza potrebbe arrivare dal federalismo fiscale, con la decisione dello Stato di vendere i terreni in concessione.
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