La famosa sigla di Sigismondo e Isotta: Le lettere intrecciate S e I che, insieme con la rosa, l'elefante e le tre teste, infiorano ogni parte del Tempio Malatestiano, hanno acquistato nelle rime dei poeti e nella fantasia del popolo un significato contrastante con quello che vi vogliono vedere, soprattutto oggi, i dotti.
Per questi ultimi la famosa sigla non è che la prima sillaba del nome di Sigismondo, come il KA lo e di Carlo suo zio, il NO di Novello suo fratello, e il FE del suo rivale Federico di Montefeltro. Per gli artisti invece e per la generalità del pubblico la sigla allude a Sigismondo e a Isotta.
Chi ha ragione? Dovrei rispondere : i dotti. Perché hanno trovato che alcuni principi del Trecento e del Quattrocento erano soliti indicare il proprio nome con le prime due iniziali; perché nel Rinascimento non si conoscono esempi di sigle doppie intrecciate; perché lo stesso Sigismondo aveva fatto larghissimo uso della sigla anche in monumenti e oggetti che con Isotta non potevano avere nessuna relazione; perché il nome di Isotta, allora, era di solito scritto con la iniziale Y, specialmente in volgare; perché nessuna fonte contemporanea (Broglio, Valturio, Basinio, Porcellio,Tobia dal Borgo, Trebanio, Pio II) asserisce che, nella nota sigla, Sigismondo volesse comprendere col suo anche il nome di Isotta
Eppure non mi sento di dar tutti i torti agli artisti e al popolo (ma ci sono anche degli studiosi seri!), che, guidati hanno creduto di penetrare nei segreti, ardui e oscuri, del cuore.
Mi si consenta, dunque, di ritenere col Ricci che il monogramma volesse dire « Sigismondo quando a Sigismondo conveniva non urtarsi con i papi, con i Francescani e con i nemici; ma significasse « Sigismondo e Isotta e non altro, per lui e per lei, soavi e irrefrenati amanti.