Sepolcro di Sigismondo Pandolfo Malatesta.
Non si è d'accordo sull'autore di questo monumento c'è chi lo attribuisce a Matteo Nuti, chi ad Antonio Camarotti (not. 1455-1475) chi a Bernardo Ciuffagni, chi, con maggior ragione, a Francesco di Simone Ferrucci da Fiesole. Nel suo insieme ? tanto più che il lavoro è rimasto incompiuto - non è privo di pregio;
si notino l'agile architrave, l'intaglio esterno dell'arco, i festoni di frutti, l'elegante fregio a palmette, le decorazioni floreali. Sigismondo aveva disposto che le sue spoglie mortali e quelle degli antenati riposassero in nicchie praticate ai lati esterni dell'ingresso principale. II progetto fu scartato forse per motivi di staticità, e i due archi laterali furono chiusi da grandi lastre di marmo. Manca il bassorilievo della lunetta; nei due medaglioni in alto raffigurato Sigismondo con corona d'alloro e con l'armatura.
I resti mortali di Sigismondo.
II sepolcro di Sigismondo e stato oggetto, fino ad oggi, di quattro ricognizioni: la prima il 21 agosto 1756, la seconda il 28 settembre 1920, la terza il 24 febbraio 1944 e l'ultima 1'11 maggio 1950.
Della prima ricognizione abbiamo notizie particolareggiate in un rogito notarile e in una relazione a stampa dell'abate Giovanni Antonio Battarra, corredata dalla descrizione delle cose rinvenute.
Il cadavere di Sigismondo portava una giornea di broccato d'oro che arrivava fino alla metà delle cosce, del tutto simile a quella indossata dal principe nell'affresco di Pier della Francesca. Sotto la giornea aveva una cappa di simil drappo e lunghezza; e sotto questa un farsetto di velluto tagliato con soprariccio d'oro che giungeva fino all'inguine ed era stretto alla vita da una fascia; ed infine la camicia di tela. Gli arti inferiori si rinvennero privi di calze, forse perchè queste, fatte di materiale lanoso, si disfecero per prime.
Il cadavere era ridotto a puro scheletro; teneva le mani incrociate sul petto; il cranio, staccato dal collo, cadeva sulla spalla destra. Ai fianchi eran poste una spada da pompa, lunga 113 centimetri circa, e una daga d'oltre mezzo metro. Vicino al cranio e sotto il farsetto c'erano due speroni di metallo dorato. Si trovarono inoltre una piccola fibbia di ferro e sei medaglie commemorative del Tempio disposte in modo crucis cioè quattro lungo il dorso e una sotto ciascuna spalla. Tre medaglie furono trafugate, in un primo tempo, da uno degli astanti.
La seconda ricognizione fu eseguita a cura di Corrado Ricci e fu fatta - non occorre dire - con maggiore cautela e serietà scientifica. Si constatò infatti che nel 1756 gli avanzi mortali di Sigismondo erano stati mescolati alla rinfusa con le armi, con gli abiti, con gli oggetti. Sul cranio apparve un cartoccio contenente tre medaglie : erano evidentemente quelle che, sottratte durante la prima ricognizione, erano state riposte all'ultimo momento dal ladro pentito.
L'esame dello scheletro, affidato alla provata competenza di Giuseppe e Sergio Sergi, direttori del Museo d'antropologia di Roma, portò ai seguenti risultati : altezza m. 1,70; faccia grande; capacità cerebrale 1500 cc.; profilo ortogonato; sviluppo osseo magnifico; denti sanissimi. Particolarità : notevole pesantezza delle ossa scheletriche; una escrescenza ossea (osteofite) a mo' d'uncino ricurvo nel teschio (di questa anomalia, che doveva apparire nel vivente, non è menzione nella vita del Malatesta); il radio destro più corto del sinistro.
Durante l'ultima guerra il sarcofago di Sigismondo fu scoperchiato dalle bombe e in più punti offeso. Per evitare la dispersione o la sottrazione delle povere ossa ivi contenute, si provvide - dopo una ricognizione anatomica del prof. Luigi Silvestrini - a rinchiudere in una cassetta i miseri resti mortali. La cassetta fu posta dapprima nella cripta della Chiesa delle Grazie (colle di Covignano) e poscia nel rifugio allestito nel palazzo Mattei Gentili di Torricella di Novafeltria. La custodì amorosamente il prof. Carlo Lucchesi, direttore della Biblioteca comunale di Rimini.
Ritornata la pace, fu fatta la quarta ricognizione e finalmente i resti di Sigismondo poterono tornare nell'avello.
Gli oggetti e i frammenti di stoffa che si trovano nella Cella delle Reliquie, furono tolti della tomba nella ricognizione del 1920. La pergamena che si vede nella bacheca, fu rinvenuta in quell'occasione dà notizia della ricognizione del 1756.