Cappella dei Giochi Infantili

II Cappella a sinistra. - E' chiamata dei Giochi infantili o del­l'Angelo Custode perché si crede che in origine, nel tabernacolo so­pra l'altare, ci fosse una statua dell'Angelo Custode che teneva per mano un fanciullo. E' storicamente assodato invece che fino alla fine del Settecento la cappella fosse consacrata al culto del Beato Galeotto Malatesta, i cui resti mortali dapprima furono sepolti di­nanzi la porta del Tempio e poscia trasportati nell'interno.

Cappella dei Giochi Infantili

In questa cappella ebbero solenne sepoltura le prime mogli di Sigismondo, Ginevra d'Este e Polissena Sforza. La qual cosa, ba­sata su documenti irrefutabili, speriamo serva a correggere certi storici orecchianti che han parlato e parlano di uxoricidio, di oc­cultamento, di dispersione di cadavere, eccetera eccetera.

Il visitatore s'avvicini adesso ai sessantun angioletti (alcuni purtroppo scheggiati dalle bombe) che sono raffigurati negli specchi dei pilastri; e consideri la squisita sensibilità dello stiacciato, la tenue trasparenza del marmo, la sapienza distributiva delle com­posizioni. Gli verrà fatto di riconoscere che la decorazione di que­sta cappella e una delle cose più mirabili del Malatestiano. E an­cora una volta ringrazierà la deliziosa fantasia dello scalpello di Agostino di Duccio, il quale, anche se non eseguì materialmente tutte le diciotto formelle (le sei volte verso l'interno della cappella sono appena sbozzate), e sempre presente con la sua cifra stilistica.

A questo punto debbo descrivere ad uno ad uno gli angioletti che suonano, corrono, danzano; che fanno il cavalluccio e il girotondo, spaventano gli anatroccoli, si spruzzano l'acqua addosso; che reggono fronde e stemmi? Non lo farò, ché temerei di violare con le mie parole codesta deliziosa fantasia dell'innocenza.

Una pietra calcarea rosata con iscrizione romana, si trova nella transenna. L'epigrafe è su quattro linee. I caratteri suggeri­scono una datazione nel I secolo d. C. Scoperta da Mario Zuffa, è stata studiata nel 1962 da Anna Graziosi. Sull'altare : Crocifisso ligneo intagliato del '500.

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