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Arco d'Augusto

Arco d'Augusto: E' un monumento sollenne e insieme leggiadro. Alla grandiosità maschia e rude accoppia infatti la grazia e l'armonia dell'ornamentazione. Eretto nel 27 a.C. in onore di Augusto e in memoria del riattamento della Flaminia da lui eseguito, è il più antico degli archi romani superstiti. E' in pietra d'Istria. Il fornice è di m 8,84 di lucelibera: ha una profondità di m. 4,10 ed è alto m.10,40. I piloni misurano m. 3,05 di larghezza e m. 5,81 di altezza fino all'imposta. La larghezza totale del monumento eè di m. 14,92

Arco d'Augusto

Itinerario Rimini Romana

1. Ponte di Tiberio 2. Museo della Città (ex Convento dei Gesuiti)
3. Lo scavo di piazza Ferrari e la domus del chirurgo 5. Resti del Teatro romano
10. Anfiteatro 12. Arco d'Augusto
13. Foro in Piazza Tre Martiri 14. Porta Montanara

Alcuni eruditi locali ritennero che l'Arco d'Augusto fosse in origine un arco trionfale, per se stante come quelli di Tito e di Costantino in Roma. I lavori di isolamento del 1937-39 portarono invece alla constatazione inconcussa che l'Arco era una porta ur­bana, legata sui due fianchi con le mura della città, e protetta sulla fronte da due torri a pianta quadrilatera, di cui restano le fondazioni assieme ad altre poligonali di epoca più tarda. Purtrop­po, nonostante l'assiduo zelo e il parere di insigni archeologi - primo fra tutti Salvatore Aurigemma - codesto sistema murario, attribuito in gran parte al III secolo a. C., fu avventatamente ab­battuto, privando cosi la nostra città di una testimonianza antica tanto preziosa

E' tradizione che la sommità dell'Arco fosse coronata da una quadriga marmorea guidata da Augusto; la qual cosa trova con­ferma in una precisa notizia di Cassio Dione. Rimane comunque escluso che la testa di cavallo un tempo conservata nella villa di Spadarolo presso Rimini, ed ora nella collezione Anguissola in Pia­cenza, facesse parte della quadriga.

Durante il medioevo l'Arco, che era conosciuto col nome di Porta Aurea per la doratura dell'epigrafe dedicatoria, fu smantel­lato nella parte superiore; ciò avvenne forse nel 538, allorché i Greci di Belisario dovettero disperatamente difendersi contro i Goti di Vitige. L'attuale merlatura esisteva già nel sec. X. L'Arco, insieme col ponte di Tiberio, costituisce da almeno un millennio l'emblema di Rimini. II monumento ha subito gravi danni nell'ul­tima guerra, tanto che ha avuto necessità di un generale consoli­damento.

La faccia verso Roma, che era la vera fronte, e la meglio con­servata; si noti la finezza dei capitelli, delle semicolonne corinzie e della trabeazione. Sull'attico è incisa, anche se alquanto mutilata, l'iscrizione onoraria, che va letta - secondo Giuseppe Gerola - in questo modo:

  • SENATUS - POPULUS(QUE - ROMANUS)
    (IMP - CAESARI - DIVI - IULI -
    F - AUGUSTO - IMP - SEPT) (?)
    COS - SEPT - DESIGNAT - OCTAVOM -
    V(IA FLAMINIA - ET - RELIQUEIS) (?)
    CELEBERRIMEIS - ITALIAE - VIEIS -
    CONSILIO - ET - AUCTORITATE - EIUS - MUNITEIS
  • (II Senato e il Popolo Romano - all'imperatore Cesare Augusto figlio del Divo Giulio - comandante supremo dell'esercito per la settima volta - console per la settima volta e designato l'ottava, quando la via Flaminia e le altre - celeberrime strade d'Italia per sua deliberazione e volontà furono restaurate).

Nei pennacchi presso i capitelli sono inserti quattro clipei, due per fronte, in cui sono figurati busti delle divinità tutelari della colonia. Nella fronte verso Roma : Giove (a sinistra), col simbolo del fulmine; Apollo (a destra), protettore della casa augustea, con i simboli della cetra e del corvo. Nella fronte verso la città: Nettuno (a sinistra), col tridente e it delfino; Minerva o, piu probabilmente, la Dea Roma (a destra), col gladio e con un trofeo d'armi. Gil studi piu recenti suppongono che l'architetto dell'Arco sia stato un elemento locale. Anche la decorazione dovrebbe considerarsi opera di maestranze del posto.
 La testa di bue che si vede nel serraglione testimonia che Rimini era diventata colonia romana.
 A chi desiderasse sapere come avveniva la chiusura dell'ArcoPorta, risponderò che la cosa non preoccupava i riminesi del tempo d'Augusto, perchè il saggio imperatore era riuscito ad assicurare la pace più completa alla penisola. L'Arco infatti non presenta le caratteristiche scanalature per le saracinesche ( cataractae). Quando in seguito si rese necessario chiudere il fornice per ragioni di difesa, furono erette due porte di fortuna all'interno delle due fronti.