Anfiteatro Romano:
E', insieme con l'Arco d'Augusto e il Ponte di Tiberio, il terzo fra i grandi monumenti romani di cui Rimini può giustamente vantarsi. Che i pochi avanzi visibili siano appartenuti a un anfiteatro e non - come taluno credette - a un foro, a una terme o a un semplice teatro, è oggi universalmente riconosciuto; com'e pure provato che si tratta di opera non dei bassi tempi dell'Impero, sibbene del II secolo dopo Cristo.
Itinerario Rimini Romana
L'Anfiteatro riminese, il solo dell'Emilia parzialmente superstite (restano soltanto poche tracce di quello di Imola), sorgeva isolato sul lido marino e in vicinanza del fiume Ausa. Le esplorazioni degli ultimi cento anni (si deve a Luigi Tonini il primo scavo sistematico della zona, che avvenne negli anni 1843-44) consentono di precisare che era una costruzione imponente e di composta armonia.
Aveva forma ellittica. Nell'asse maggiore misurava m. 120 e nel minore m. 91; l'arena era rispettivamente di m. 76,40 e m. 47,40. Come termine di conguaglio si ricordi che il Colosseo misura, agli stessi assi, m. 187,77 e 155,64 e l'arena m. 77 e 46,50. Dal portico a pianterreno, di sessanta fornici, salivano ventiquattro gradinate in pietra d'Istria, dodici ad una sola rampa e dodici a rampa doppia, che conducevano al corridoio di divisione tra il primo e il secondo piano. Le fronti dei pilastri delle sessanta arcate dell'anello esterno, erano di mattoni di color giallo e rosso scuro, tirati a grande rifinitura. In cotto, sempre molto accuratamente trattato, erano tutte le altre parti, visibili o non visibili, dell'edificio.
L'architetto Guglielmo Meluzzi, nella ricostruzione grafica eseguita dietro le tracce degli scavi del 1843-44, suppose che l'esterno dell'Anfiteatro avesse, oltre a due ordini di porticati, anche uno pieno; ma ciò - dichiarano l'Aurigemma e il Mansuelli - non può in alcun modo essere provato. Si calcola tuttavia che il numero degli spettatori potesse aggirarsi intorno ai 10-12 mila, senza contare coloro che prendevano posto sulle balconate lignee accessorie: il che manifesta la grandezza e l'importanza della città di Rimini nell'epoca romana, e prova che non esageravano Appiano e Plutarco quando la riposero fra le più ragguardevoli d'Italia.
Non è possibile stabilire quando sì grandioso monumento fu distrutto. E' certo però che fu incluso nella ricostruzione delle mura cittadine, avvenuta nella seconda metà del III secolo d. C.; la
distruzione di tutta la parte interna è invece databile ad epoca più tarda.