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Anfiteatro Romano

Anfiteatro Romano:
E', insieme con l'Arco d'Augusto e il Ponte di Tiberio, il terzo fra i grandi monumenti romani di cui Rimini può giustamente vantarsi. Che i pochi avanzi visibili siano appartenuti a un anfiteatro e non - come taluno credette - a un foro, a una terme o a un semplice teatro, è oggi universalmente riconosciuto; com'e pure pro­vato che si tratta di opera non dei bassi tempi dell' Impero, sib­bene del II secolo dopo Cristo.

Anfiteatro Romano

Itinerario Rimini Romana

1. Ponte di Tiberio 2. Museo della Città (ex Convento dei Gesuiti)
3. Lo scavo di piazza Ferrari e la domus del chirurgo 5. Resti del Teatro romano
10. Anfiteatro 12. Arco d'Augusto
13. Foro in Piazza Tre Martiri 4. Porta Montanara

L'Anfiteatro riminese, il solo dell'Emilia parzialmente super­stite (restano soltanto poche tracce di quello di Imola), sorgeva iso­lato sul lido marino e in vicinanza del fiume Ausa. Le esplorazioni degli ultimi cento anni (si deve a Luigi Tonini il primo scavo siste­matico della zona, che avvenne negli anni 1843-44) consentono di precisare che era una costruzione imponente e di composta armonia.

Aveva forma ellittica. Nell'asse maggiore misurava m. 120 e nel minore m. 91; l'arena era rispettivamente di m. 76,40 e m. 47,40. Come termine di conguaglio si ricordi che il Colosseo misura, agli stessi assi, m. 187,77 e 155,64 e l'arena m. 77 e 46,50. Dal portico a pianterreno, di sessanta fornici, salivano ventiquattro gradinate in pietra d'Istria, dodici ad una sola rampa e dodici a rampa dop­pia, che conducevano al corridoio di divisione tra il primo e il secondo piano. Le fronti dei pilastri delle sessanta arcate dell'anello esterno, erano di mattoni di color giallo e rosso scuro, tirati a gran­de rifinitura. In cotto, sempre molto accuratamente trattato, erano tutte le altre parti, visibili o non visibili, dell'edificio.

L'architetto Guglielmo Meluzzi, nella ricostruzione grafica ese­guita dietro le tracce degli scavi del 1843-44, suppose che l'esterno dell'Anfiteatro avesse, oltre a due ordini di porticati, anche uno pieno; ma ciò - dichiarano l'Aurigemma e il Mansuelli - non può in alcun modo essere provato. Si calcola tuttavia che il numero degli  spettatori potesse aggirarsi intorno ai 10-12 mila, senza con­tare coloro che prendevano posto sulle balconate lignee accessorie: il che manifesta la grandezza e l' importanza della città di Rimini nell'epoca romana, e prova che non esageravano Appiano e Plutarco quando la riposero fra le più ragguardevoli d'Italia.

Non è possibile stabilire quando sì grandioso monumento fu distrutto. E' certo però che fu incluso nella ricostruzione delle mura cittadine, avvenuta nella seconda metà del III secolo d. C.; la

distruzione di tutta la parte interna è invece databile ad epoca più tarda.