Reduce dai sold out nei palasport di tutta Italia, dai vertici delle hit discografiche si presenta con una produzione a livello internazionale ed imponente, è sicuramente candidato come miglior tour europeo dell' anno.
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| ROMA - è un caso in cui il successo pesa. Quaranta chili, per essere precisi. Sono quelli che Tiziano Ferro ha perso pur di stringere tra le mani il suo primo contratto da cantante. Il "consiglio" glielo aveva dato un discografico che lo aveva incontrato a 18 anni troppo abbondante con i suoi 111 chili: «Sei bravo, e molto. Possiamo lavorare assieme ma finché non ti metti a dieta non se ne fa niente». Con una dieta sarebbe finita la trafila e così Ferro si mise a dieta. Uscito nel 2001, il suo primo disco è stato un successo; il secondo, pubblicato alla fine del 2003, ne sta avendo ancora di più. Rosso relativo e 111 (dedicato ai chili di un tempo) gli hanno fatto vendere finora più di un 2.300.000 dischi in tutta Europa. Ventiquattro anni, nato a Latina dov' è cresciuto artisticamente cantando da solista in un coro gospel, Ferro incarna la passione per la musica nera che ha messo le radici in quello spicchio di pianura pontina. Ai suoi primi concerti c' erano in maggioranza adolescenti, oggi sono molti anche gli adulti: «Il mio pubblico è cresciuto, e sono cambiato anch' io: ho perso un po' dell' entusiasmo che avevo all' inizio. Sembrava Disneyland per me, poi mi sono rilassato e anche per questo si è avvicinato un ascoltatore più adulto». Come e quanto il successo ha cambiato la sua vita? «Io credo che nel mio caso bisogna considerare anche l' età. Tutto è avvenuto tra i 20 e i 24 anni, anche se fossi stato un fornaio sarei cambiato. Succede a tutti, figurarsi quando intorno a te cambiano degli equilibri. Per me ha significato diventare molto più autocritico. Sono del segno dei pesci, e chi ci crede sa che è un segno portato alla sofferenza per la propria sensibilità. La pressione della notorietà mi ha insegnato invece a fregarmene degli attacchi gratuiti. Ogni giorno sei messo di fronte a tutti: o impari a difenderti, fregandotene, o smetti di fare il cantante». A cosa si riferisce? «Ho collezionato in tre anni già due o tre esperienze abbastanza forti, l' accusa di plagio per "Xdono", le polemiche dopo l' annullamento del concerto di Palermo. Per un ragazzino che vuole solo cantare le sue canzoni e vede intorno a sé nascere problemi a volte sinceramente incomprensibili è durissima, non sei preparato per affrontarle». Lei cantava già in un coro gospel, ma l' esperienza di un palco tutto suo dev' essere stata nuova per lei. Come l' ha gestita all' inizio? «Con il coro non cantavo nei grandi stadi, però è anche vero che l' emozione che ci mettevo era grande, il massimo per me. Anche se cantavamo in un pub. La mia aspettativa era la stessa di oggi: la prima volta che a 16 anni cantai con il coro avevo un tremolio continuo alla gamba sinistra, non lo dimenticherò mai. C' erano cento persone in quella chiesa, ma era la prima volta che cantavo in pubblico ed ero il solista». Com' è cambiata la gente intorno a lei? «Vivo a Latina, non in una metropoli abituata alla presenza o al passaggio per la strada di artisti conosciuti o persone famose. Sono diventato parte della biografia della mia città, è bello, so bene che questo non sarebbe stato lo stesso se mi fosse accaduto di vivere a Parigi. Sono molto felice di questo. Mi rispettano, devo spesso litigare per pagare il caffè. Certo, essendo un centro piccolo non mancano le invidie, l' altra faccia». Con il successo sono arrivati anche molti soldi... «Qui tocchiamo un tasto dolente. Io per il mio contratto sono ancora un esordiente e lo sarò fino al terzo disco. Tanto per dirne una: scrivo le mie canzoni, musica e testo, ma non possiedo le mie edizioni. Comunque va bene così, all' inizio firmi il contratto perché è l' unico che puoi avere; e poi i soldi mi interessano relativamente. Sto certamente bene, ho senz' altro più soldi di un 24enne studente universitario, ma sono di meno di quanto si possa credere e con tanta fatica in più. I soldi non sono mai stati il motore, non ho mai accettato di fare "ospitate" in playback nelle discoteche, dove pure mi hanno invitato offrendomi cifre imbarazzanti: preferisco evitare lo stress e la frustrazione di fare ciò che non ti piace». Come spende ciò che guadagna? «Sto ancora a casa con i miei ma non faccio il mantenuto. Non ho vezzi: non sono un collezionista, non mi piacciono le macchine o le moto. Viaggio molto. E offro anche i viaggi ai miei amici. L' ultimo, lo scorso Natale: dopo una serata un po' malinconica trascorsa con un amico e un' amica ho prenotato un volo via Internet alle quattro di mattina. Alle sei sono passato a prenderli e alle otto eravamo sull' aereo per Londra». Qual è il rapporto con i fan? «A parte qualche eccezione, i fan veri sanno che non mi piacciono le esagerazioni. Con molti ci conosciamo personalmente. Le mamme, over quaranta, sono le più esagerate, le ho viste utilizzare i loro bambini come esca. Un solo tipo di fan non lo sopporto davvero, quello che abusa del proprio potere». Ha infine capito come si arriva al successo? «Non c' è stata una sola casa discografica in Italia che non abbia avuto i demo di "Rosso relativo" o di "L' olimpiade". Ho tentato a Sanremo, ho fatto la gavetta da corista con i Sottotono e nei viaggi in treno per raggiungerli a Torino intanto preparavo la maturità. Odio quelli che credono alle botte di fortuna: può essere una spinta ma poi bisogna pedalare. E questo anche se fosse per una laurea in medicina o per crescere un figlio: se non ci si mette la giusta determinazione non si arriva a fare niente» |
Fonte Repubblica del 12 Agosto 2004 autore: Carlo Moretti