In scena, solo una donna: indossa una sottoveste cinese da 12,90 euro, ha una bottiglia di vermouth in mano, parla da sola. Sullo sfondo la Torino dei quartieri operai, che producono mancanza di lavoro, totale assenza di prospettive, la difficoltà di sbarcare il lunario quando non si è più produttivi. Ferisce l’assenza di strumenti culturali per opporsi allo squallore dell’esistenza, mentre la televisione è l’unico modello, sbocco e sfogo. La donna, come in un delirio straziante e ironico, mai patetico, rievoca la propria storia e quella della sua famiglia, spiattellando cifre, prezzi, marche di prodotti, promozioni e trasmissioni tv.
