La Gioconda di Amilcare Ponchielli Al Cinema Tiberio Di Rimini

Gioconda Cinema Tiberio Rimini


Proiezione in differita (in abbonamento) dell'opera "La Gioconda" di Amilcare Ponchielli dall'Arena di Verona.
Direttore d'orchestra Donato Renzetti e la regia è di Pierluigi Pizzi. Nei ruoli principali possiamo ascoltare Andrea Gruber, Marco berti, Alberto Mastromarino e Carlo Colombara.

L'azione si svolge nella Venezia del XVII secolo.

Atto I - La bocca del leone

Scena: cortile del Palazzo Ducale di Venezia. Presso il portico della Carta, un portone conduce all'interno della Basilica di San Marco. Su un lato del cortile una bocca del leone riporta incisa sul marmo la scritta: «Denontie secrete per via d'inquisizione contra cada una persona con l'impunita secreteza et benefitii giusto alle leggi». Nelle vicinanze si trova lo scrittoio di uno scrivano.

Mentre il popolo festante, che affolla il cortile, si dirige alla regata («Feste! Pane!»), Barnaba - informatore del Consiglio dei Dieci che si finge cantastorie - spia, nascosto dietro ad una colonna, Gioconda che conduce in chiesa la madre (la Cieca) non vedente («Figlia, che reggi il tremulo piè»). L'uomo è innamorato di Gioconda, ma, dopo l'ennesimo rifiuto di lei («Al diavol vanne con la tua chitarra!»), medita di vendicarsi sulla Cieca.

Il popolo ritorna dalla regata («Gloria a chi vince il palio verde»): il regatante Zuané è il perdente. Barnaba gli si avvicina e gli insinua il dubbio: che sia stata una stregoniera a farlo perdere? Barnaba allora accusa la Cieca («La vidi staman gittar sul tuo legno un segno maliardo, un magico segno[...] la tua barca sarà la tua bara!»). La calunnia si diffonde tra il popolo, che si scaglia contro la donna. Né Gioconda ne l'uomo di cui è innamorata, Enzo riescono a sottrarla alla folla («Assassini, quel crin venerando rispettate!»); allora intervengono Laura Adorno (di cui Enzo è innamorato) e suo marito Alvise Badoero, nobile e inquisitore di stato. Laura intercede presso il marito, che riesce a salvare la Cieca che, riconoscente, dona a Laura un rosario («A te questo rosario, che le preghier aduna... ti porterà fortuna»). La folla si disperde.

Barnaba si avvicina ad Enzo, che ha riconosciuto l'amata Laura, e lo chiamo col suo vero nome, rassicurandogli che con lui il suo segreto è salvo, e gli rivela che questa notte Laura fuggirà con lui. Enzo, riconoscente, chiede il suo nome: Barnaba rivela la sua vera identità («Sono il possente demone del Consiglio dei Dieci») e che ha fatto tutto ciò per poter essere amato da Gioconda: Enzo fugge, inorridito. Barnaba, rimasto solo, detta allo scrivano Isépo («Scrivano [...] io son la mano e tu la penna: scrivi»)una denuncia che accusa entrambi gli amanti e la inserisce nella bocca del leone («O, monumento!»), mentre Gioconda, nascosta dietro ad una colonna con la madre, ode le accuse e osserva l'atto della delazione.

Uscito di scena Barnaba, un popolo festante entra nel cortile (Carneval! Baccanal!») improvvisando una furlana, ma i festeggiamenti vengono interrotti dai cori dei fedeli che giungono dalla basilica («Angele dei, gloria al Signor»). Un barnabotto esorta il popolo a inginocchiarsi e pregare seguendo i vespri («Tramonta il sol...udite il canto del vespro santo, prostrati al suol»). Mentre si ode l'inno, Gioconda, disperata («Tradita! Ohimè, io soccombo!»), lamenta il suo destino («O cor, don funesto»). La madre cerca di consolarla («Ma vien, facciamone un sol di due dolor...»), ma Gioconda è decisa: quella stessa notte, anche lei salirà sulla nave di Enzo.

Atto II - Il rosario

Scena: è piena notte e un brigantino, col nome Hècate dipinto sulla fiancata, attende alla fonda presso la bocca della laguna di Venezia detta della Fusina. Nelle immediate vicinanze un'isola deserta.

I marinai dell'Hècate attendono ai loro compiti cantando una marinaresca mentre Barnaba, fingendosi un pescatore, spia («Pescator, affonda l'esca!»), presso l'isolotto, la nave del genovese dopo aver inviato Isépo ad avvertire il naviglio veneziano. Appresso entra in scena il principe Enzo, e manda sotto coperta i marinai perché veglierà lui per quella notte.

Enzo attende trepidante l'arrivo di Laura («Cielo e Mar») fino a che Barnaba accosta la barca alla nave conducendo l'amante di Enzo. Laura sale a bordo, ma appare allarmata per il sinistro augurio del pescatore. Ma quello «è l'uomo che ci aperse il paradiso!» ribatte Enzo e subito la rassicura («De, non turbare, con ree parole»). I due amanti si scambiano dolci parole («Laggiù nelle nebbie remote») fino a che non tramonta completamente la luna, al ché Enzo si allontana sotto coperta per cercare qualcuno che conduca la donna di nuovo a casa.

Mentre Laura sta sola, prega la Madonna per la complicata situazione in cui si trova (Stella del marinar). All'udir le ultime parole della preghiera di Laura (...su me scenda la tua benedizion), Gioconda esce dall'oscurità (E un anatema!) e l'aggredisce minacciandola di ucciderla se non scapperà (Vuoi fuggir? D'amor ti struggi?).

Laura afferma che il suo amore è più forte di Gioconda (L'amo come il fulgor del creato!). Gioconda allora minaccia di ucciderla o di consegnarla al marito, che sta giungendo su una barca (La è il tuo consorte!). Laura alza il rosario, spaventata, e Gioconda la riconosce come la donna che le ha salvato la madre, e la fa fuggire. Laura, confusa, domanda il nome della salvatrice (Ma mi dirai chi sei?), Sono la Gioconda risponde l'altra.

Barnaba per un attimo ricompare in scena (Maledizion! Ha preso il vol!), accennando ad Alvise di seguire la barca sulla quale fugge Laura. Tornato Enzo, che cerca Laura sull'isola, Gioconda afferma che Laura è fuggita per paura (Vedi là, nel canal morto? Un navil che forza il corso? Essa fugge...il suo rimorso fu più forte dell'amor!). Enzo, sdegnato (Non mi dir d'avermi amato... odio sol tu porti in core!), corre verso la riva per seguire la donna amata (Là è la vita), ma Gioconda lo ferma e lo avverte del pericolo delle galee veneziane (La è la morte!). Il genovese, pur di non farsi prendere, dà fuoco alla nave (Incendio! Guerra! Morte! Strage!).

Atto III - Il narcotico o la Ca' d'Oro

Scena I: Una camera nella Ca' d'Oro. Sera; lampada accesa - da un lato un'armatura antica.

Alvise scopre il tradimento di Laura e medita di ucciderla (Si, morir ella dè!). Dopo averla chiamata, la lusinga nascondendo a malapena la sua ira. Laura, insospettita, gli chiede il motivo di tanta ironia cruda (Dal vostro accento insolito cruda ironia traspira...). Alvise, al massimo dell'ira, la costringe a dire la verità, e poi le urla che morirà subito.

Mentre Laura lamenta il suo destino (Morir, morir è troppo orribile), Alvise le mostra la sua bara. Da fuori risuona la canzone del popolo che si sta avviando alla festa (La gaia canzone fa l'eco languir e l'ilare suono si muta in sospir). Alvise la obbliga a bere un veleno prima che il canto giunga alla sua ultima nota, ma di nascosto Gioconda sopraggiunge e convince Laura a bere un'altra boccetta, che contiene un potente narcotico che della morte finge il letargo.

Dopo averlo bevuto, Laura entra nella camera mortuaria e si distende sul catafalco. Entra Alvise e, osservando la boccetta vuota, si convince che la donna è morta. Gioconda invoca la madre, e afferma che l'ha salvata solo per amore di Enzo (Io la salvo per lui, per lui che l'ama!).

Scena II: Sontuosissima sala attigua alla cella funeraria, splendidamente parata a festa. Ampio portone nel fondo a sinistra, un consimile a destra, ma questo chiuso da una drapperia. Una terza porta nella parete a sinistra.

Nel palazzo si svolge un ricevimento durante il quale gli invitati inneggiano alla Ca' d'Oro (S'inneggi alla Ca' d'Oro!). Alvise ha fatto allestire per loro lo spettacolo della Danza delle ore.
Sopraggiunge Barnaba, che di nuovo accusa la Cieca di stregoneria. Per le strade riecheggia il suono funesto della campana dei moribondi, e Barnaba svela ad Enzo la morte di Laura (Un'agonia? Per chi?....Per Laura!). Enzo si smaschera davanti a tutti quanti, Alvise ordina di arrestarlo e gli preannuncia una agonia dolorosa nel carcere, e i convitati della festa lamentano il finale tragico della festa (D'un vampiro fatal).

Alla fine, Alvise mostra a tutti il corpo, apparentemente senza vita, di Laura. Enzo fa per aggredirlo (Carnefice!), ma viene fermato dalle guardie e arrestato. Nello sconcerto generale (Orror! Orror! Orror!), Barnaba rapisce la Cieca.

Atto IV - Il canal orfano

L'atrio di un palazzo diroccato nell'isola della Giudecca. Nell'angolo di destra un paravento disteso, dietro il quale si trova un letto. Un gran portone di riva nelfondo, da cui si vedrà la laguna e la piazzetta di San Marco, illuminata a festa. Una imamgine della Madonna e una croce appesa al muro. Un tavolo, un canapè, sul tavolo una lucerna e una lanterna accese, un'ampolla di veleno, un pugnale. Sul canapè, vari adornamenti scenici di Gioconda. A destra della scena, una lunga e buia calle.

L'isola della Giudecca. Un dolce e malinconico preludio apre l'ultimo atto. Gioconda è sola, e attende l'arrivo di qualcuno. Arrivano gli amici cantori, che portano il corpo di Laura, trafugato dalla cripta. Gioconda supplica i cantori di cercarle la madre e di raggiungerla a Canareggio. Rimasta sola, la donna medita il suicidio (Suicidio! In questi / Fieri momenti), ma rinuncia subito perché Laura ed Enzo non potrebbero più scappare.

Ma Gioconda dubita che Laura sia ancora viva (Laura è là...là sul letto...viva, morta...nol so), e decide di liberarsene (Se spenta fosse!!!Siam sole... è notte... profonda è la laguna...), ma viene interrotta da due voci dal canale lì vicino che segnalano la presenza di un cadavere nella laguna (Eh! dalla gondola, che nuove porti? - Nel Canal Orfano ci son dei morti!). Gioconda inorridita si blocca e invoca la pietà dell'amato per ciò che ha fatto.

Proprio in quel momento sopraggiunge Enzo, liberato da Barnaba grazie all'intercessione di Gioconda. Enzo è disperato, vuole raggiungere il sepolcro di Laura e uccidersi, ma Gioconda dice di averla rapita. Enzo, furibondo, cerca di farsi dire dove l'ha nascosta (O furibonda iena che frughi il cimitero!). Alla resistenza di Gioconda, fa per ucciderla (Oh, gioia, m'uccide!), ma in quel momento si risveglia Laura, che lo chiama.

Gioconda, soppraffatta dalla vergogna, si nasconde, ma Laura rivela all'amato che lei le ha salvato la vita. Enzo la benedice, mentre compare la barca dei cantori cantando la Serenata. Gioconda rammenta la canzone e il rosario donato a Laura dalla madre: rinnova la benedizione su Laura, e la fa fuggire sulla barca con Enzo ad Aquileia. I due giovani, commossi, la benedicono mentre si allontanano.

Gioconda, disperata, prende il coltello, ma si ricorda della madre, e anche del patto fatto con Barnaba. Fa per scappare, ma entra subito qualcuno, che è appunto Barnaba. È il momento di pagare il prezzo: la cantatrice ha promesso in cambio il suo corpo a Barnaba, che la invita a rispettare il patto. Ma dopo averlo lusingato (Vò farmi più gaia... più fulgida ancora...), si accoltella sul più bello (Volesti il mio corpo, demon maledetto? E il corpo ti dò!).

Barnaba, beffato, vuole vendicarsi rivelandole che le ha appena ucciso la madre (Ier tua madre m'ha offeso... io l'ho affogata!). Ma è tardi: Gioconda è già morta (Non ode più!). Dopo aver emesso un alto grido di rabbia (o di dolore?) Barnaba scappa per le calli, mentre l'orchestra bruscamente chiude l'opera.

Informazioni

Rimini, Borgo San Giuliano, viale Tiberio 59 martedì 11 maggio (ore 20.30) e sabato 15 maggio (ore 16) tel: 0541/1836293; 338.5712759

Prime visioni (dirette e prime cinematografiche): interi € 12,00 - ridotti € 10,00 (studenti, under 18 e over 60, Cultcard)
Opere ed eventi in differita: interi € 10,00 - ridotti € 8,00.
N.B. La prevendita riguarda solo gli spettacolo in diretta. Non per gli eventi in differita.
La cassa del cinema è aperta ogni lunedì dalle ore 17 alle ore 19 (gli abbonati possono acquistare i biglietti per gli eventi in diretta dalle ore 16 alle ore 17).