A due anni dal successo di Viva Zapatero, la Guzzanti torna al cinema con Le ragioni dell'aragosta, un film meno politico, polemico e compiaciuto, percorso da una vena felicemente introspettiva e personale.
A due anni dal successo di Viva Zapatero, la Guzzanti torna al cinema con Le ragioni dell'aragosta, un film meno politico, polemico e compiaciuto, percorso da una vena felicemente introspettiva e personale.
La riunione del cast di una trasmissione di culto degli anni Novanta è spunto per una sorta di Grande freddo all'amatriciana mai patetico o autocelebrativo, bensì fresco, sincero e accorato. Accanto alla gioia di rivedere gli altri e di rievocare una parentesi di lavoro e di vita irripetibile, ciascuno porta in dote i fallimenti personali: Loche ha abbandonato la recitazione per dedicarsi alla batteria nel suo eremo, Antonello Fassari e Francesca Reggiani cedono al panico pochi giorni prima dello spettacolo. Ma il momento di vulnerabilità più commovente appartiene a Cinzia Leone: il suo pianto a dirotto sulla terribile malattia superata mette i brividi. E anche la storiella sul brodo con cui Loche rincuora la Guzzanti in camerino prima dello spettacolo lascia il segno.
Non mancano divertenti accenni di satira contro Berlusconi e la Fiat, ma il fulcro del film sta nel pudico ritratto di una generazione che credeva di cambiare il mondo e che dal mondo, come tutti, è stata molto ammaccata. Speriamo che la Guzzanti incanali più spesso l'incontenibile narcisismo in questa direzione.