La guerra dei fiori rossi

La guerra dei fiori rossi

Cineforum Riccionese La guerra dei fiori rossi

La guerra dei fiori rossi di Zhang Yuan è interessante, bello e si occupa d'uno dei problemi contemporanei più dilemmatici non soltanto in Cina: libertà e comando, omologazione e individualismo, regole e disobbedienza, obbedienza e rivolta. L'asilo è governato con ordini imperiosi, colpi di fischietto, disciplina infrangibile.

C'è un'ora esatta per alzarsi, vestirsi, mangiare, cantare, fare la cacca; c'è un modo preciso di domandare, di giocare; chi è diverso dagli altri è un reprobo in perenne punizione. All'asilo viene portato un bambino di quattro anni i cui genitori sono troppo presi dal lavoro per occuparsi di lui. Il bambino ci resta malvolentieri: è uno spirito indipendente, comincia a compiere ogni possibile trasgressione. Viene rimproverato, poi punito, poi isolato dai coetanei. Nulla lo doma: tra tanti bambini naturalmente obbedienti e timorosi, avidi di gratificazione, è l'unico autonomo.

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